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Tricche tracche (o Tips&Tricks)

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Clickbaiting, clickbaiting everywhere. Anche nei siti dedicati alla fotografia, ogni due per tre i titoli sono così composti: “n + {reason, tips, ways, tricks, insights, …} + <product> + {you didnt’ know, you need to know, you weren’t aware of} + <misc>”. Dal momento che le interazioni possibili coi siti web (click, like, condivisioni, commenti…) sono numerabili, costituiscono automaticamente una misura dell’interesse riscosso dalla pagina; più interesse, più visibilità, più valore monetario e ritorno economico. E allora un titolo del tipo ” 17 modi che non sapevi per stabilire se sei un bravo fotografo” diviene un’esca per piccoli pesci dal click compulsivo, o per i pesci ingenui che si chiedono “perché proprio 17”? Ovviamente si tratta per lo più di banalità, di fuffa per far numero, per richiamare gente che non riesce a pensare da sola, dove il contenuto è praticamente nullo, ma almeno la pagina sopravvive grazie al numero di visite che questo semplice algoritmo di generazione di titoli sensazionalistici riesce a racimolare.
Non mi interessa disquisire del metodo, del sistema, del giusto o sbagliato, dell’ingenuo e dell’opportunista. Volevo giusto darvi un suggerimento “mio”, non perché sia davvero originale ma perché ci credo molto. Volete migliorare il vostro modo di fotografare? Imparate a selezionare le vostre foto con freddezza e senza pietà.

Se pubblicate 200 foto dello stesso soggetto, in cui inquadratura, luce, espressione, posa, contesto, outfit e perfino l’orario cambiano poco, i casi sono due: o fate un certo tipo di fotografia scientifica, oppure siete più votati al video che alla fotografia. Fate un cavolo di video della scena di 8 secondi e avrete circa 200 fotogrammi in totale, sicuramente meno noiosi della vostra carrellata di foto tutte uguali. Oppure fatene una gif, siamo li.

Tenete conto che le foto migliori costano fatica, impegno, costi più o meno occulti, organizzazione, previsualizzazione e/o prontezza … ma in molti casi questi dettagli non interessano alla gente, che valuterà la vostra foto in mezzo secondo, ignorando completamente (alle volte, sottovalutando e svilendo) la dedizione che vi avete riposto: quante volte avrete sentito “eh, con un macchinone così le faccio anch’io le fotofigatah“! Da un lato, c’è un’ignoranza palese (e alle volte anche della malafede), ma dal lato vostro, cercate di capire che non importa a nessuno se vi siete fatti il mazzo alzandovi all’alba e camminando per ore nella giungla: se quella cornacchia è sfocata, la foto è persa, e per quanto vi roda, trattenetevi dal pubblicarla. Vi sarà costata tanta fatica e anche soldi, ma di cornacchie è pieno il mondo, fateci vedere una foto che meriti davvero.

Avete avuto un’idea? Basta una foto ben fatta per mostrarcela: gli ottantordici tentativi fatti nel mezzo sono inutili, nel migliore dei casi. Avete una sequenza di fotografie di un’azione spettacolare? Il fatto che la vostra macchina macini 10 frames al secondo non è motivo sufficiente per farceli vedere tutti, a meno che non siano tutti significativamente diversi e pregnanti (oppure siate impegnati nella fotografia scientifica di cui sopra). Confrontate le vostre foto e selezionate, selezionate, selezionate: finché è evidente che una è migliore dell’altra, vuol dire che c’è qualcosa riuscito meglio di altro, e la cernita aiuta quindi a evitare i quasi doppioni, i quasi riusciti, i quasi interessanti; inoltre, aiuta noi stessi a capire quali sono gli elementi che consideriamo importanti per la nostra fotografia, e, auspicabilmente, quando torneremo a fotografare ne terremo conto, ragionando e migliorando a monte la nostra immagine. Perché la progettualità, l’intenzione, la previsualizzazione, il ragionamento sono fondamentali.

E non sto parlando di aspetti puramente tecnici (sebbene, a seconda del target, ci siano requisiti anche stringenti in tal senso): una foto può essere sfocata, mossa, buia, rumorosa, composta ad minchiam ma rappresentare un’idea, una visione o un concetto molto meglio di una foto che potremmo definire tecnicamente “perfetta”. Non è quello il metro (eppure, a giudicare dai gear addicted, convinti che migliorare la propria attrezzatura porti foto migliori -!!!- questo concetto non è così scontato…). Qui si rischia di divagare e andare alla deriva per giorni, ma per dirla con parole di fotografi più saggi di me, una bella foto e una buona foto sono due cose davvero diverse.

Per carità, ognuno è libero di fare quel che gli pare, questa non è una crociata contro chi inonda internet e pacchi di hard disk con foto quasi riuscite (o proprio malfatte), ma solo un suggerimento per chi vuole migliorarsi: scattare (anche molto, ma) con criterio  e selezionare senza pietà.

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